domenica 7 ottobre 2012

La rivolta dei sans papier

Taglia quella catena che inceppa 
mughetti ai fili spinati
fino a che il vento
ti porti via il cappello
naufragandolo sulle rotte dei tonni.
Sfilacciati, sconnessi , osano
pezzi e resti dei miei ideali
appesi allo stesso recinto, accanto a te
(nomade che guardi le stelle dall'alto)
mentre si chiudono le ali di anatre
bianche, a testa in giù.

Ma adesso è il gelo di polsi legati
di voci che spostano fumo
caviglie di traverso
a scansare ingiustizie.
E resta, nelle reti a raccolta, odore di muffa
e cantina e il cuore grande dei puri.

Ed è tutto così difficile, figlio, come spiegare Dio.

.

Nessuna precedente intesa

Non serve la lingua per avere voce
neanche adesso
che ti percorro in filari di suoni
finché diventiamo onde
nel mare immenso di un miraggio.
Tu asciughi con le labbra
la mia impronta
ma resta in bilico sul ventre 
la fuga lenta dei polpastrelli
a spartire le dita.

Fuori c'è un'aria densa di novene
nel vento che sgemma i rami d'aprile.
Sul cuscino il senso incauto
del mio appartenerti.

E il tempo si stacca e ci dorme accanto.

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Mio nonno aveva un occhio solo

Al quarto pioppo il sentiero svolta
all'aia, sotto il fico
i vecchi si raccontano ieri
coi gomiti sul tavolo e il tresette.
Tra il fumo del toscano e la cima
dell'albero c'è un'innocenza primitiva
stanca di giorni e d'imbrogli.

(Anche mio nonno francese fumava
il sigaro. Aveva un occhio solo, azzurro.
L'altro lo lasciò in una guerra
che vide solo a mezzo.
Ma quell'unico occhio prendeva
tutto il cielo e le gonne
gonfie di voglie delle ragazze).

Così, a dirla col vino, la vita sembra
meno dura. Tra un sorso e l'altro
si scordano torti e rimorsi
l'inutile noia della vecchiezza
e si nasconde la paura dietro alle foglie
quando un bicchiere si rovescia
e una sedia resta vuota.

La vita è quest'antico silenzio d'api
che ronzano il frutto,
è attesa immobile del rosso spaccato della polpa.
Ogni tanto, dal bosco, si sentono spari
il fagiano non sa che ogni volo è un addio.

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venerdì 5 ottobre 2012

Il Principe

Come un dio guerriero
si faceva guidare dalle stelle
e dal vento, seguiva gli odori della terra
e portava a tracolla l'amore
e i segreti raccolti sui cigli, come fiori.
Ma una notte
perse la luna la strada e il cavallo
confuse il volo dell'airone
col soffio del serpente
e inciampò nel suo pianto.
Cadde in ginocchio nel buio
dove la felce si disfa
dove i rami invadono le stelle
e tremò nel cuore.
Si ruppe l'incantesimo,
d'improvviso
l'amore si fece piccolo e leggero
i sogni smisero di respirare
e quando ristagnò nell'ultimo silenzio
il bosco lo inghiottì

e tornò rospo.

*

martedì 11 settembre 2012

Il poeta

Si ascoltava parecchio
si ascoltava pensare perché
era di poche parole a voce bassa
nelle sue poesie.
Credeva d'aver dato molto
ma quando l'amore vacillò
si strinse nelle spalle, lo lasciò andare.
No tengas pena, lei pensò,
fa male quell'ordine stretto
di cose negate
ci vuole coraggio per stare da soli.
La parola non è mai innocente
neanche quella dei poeti.

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venerdì 7 settembre 2012

Facciamo che eravamo

Ecco, facciamo che eravamo
nel maggio dei gerani
e che ti aspettavo nei soliti gesti
e ridevamo
e c'era cielo per guardare in alto.
E poi, facciamo che tu
non eri morta
_ lo sai, ci casco ancora _
e che non ero io, faccia al muro
in questo gioco balordo,
a voltarmi di colpo
e non trovarti più.

Un due tre... stella!

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E tu sei già cespuglio

Ho messo in fila tutti gli dei chiamandoli
per nome, con questa _ mia _ calma _ feroce.
Ora
stanno sulla tua tomba
e
io faccio la conta.
Fra
me e la fossa aperta il tumulo di terra
cruda e una rossa ruspa cingolata
lasciata
(di cerimonia senza maestro)
come
a dividere i vivi dai morti
come
ad arginare la paura.

 
Il giorno è chiaro oggi, però
mi
scuote dentro.
Non
voglio andare via
e
gli altri se ne vanno che oltre
il
muro e i cipressi c'è la vita.
E
tu sei già cespuglio, volo, terra
e
un brindisi a novembre.

Non
è facile sopportare l'abbandono
e
abbandonare.
Non
è facile riempire la tua fossa
e
poi lasciarti andare
con
lo sguardo sospeso sul tuo nome
sperando
che il vivere, in fondo,
non
sia l'ultimo passo.

 
Così rimango qui, ferma ai dettagli,
seduta sulla tomba della Tosca, sconosciuta.

E
nel momento in cui l'anima quieta,
tutti
gli dei mi girano le spalle
e se ne vanno in fila, e io

 a muso duro, non ho niente da dire.