lunedì 12 novembre 2012

Notturno

Di notte le città si muovono
e gli alberi scendono
i gradini delle chiese
in fila indiana di toporagno
trascinandosi dietro i lamenti
delle case, la pena senza sbadigli
dietro alle finestre.
.
Impigliata nelle insegne
la solitudine come un esilio
gesticola nei vicoli
e consegna ad ogni porta
un altro giorno
che ansima nell'alba
la fatica del vivere.

.

domenica 11 novembre 2012

Lungo il sentiero assiepato

Tu vivi qui, in fondo al viale
dietro alla siepe dove mio padre
nascondeva il suo malamore
e i miei quattro fratelli lustravano
sui rami, le loro piume di maschi
per il tempo dei desideri.

Mia madre aveva un grande cappello
calato sugli sguardi
e piedi troppo piccoli per fuggire.
Io, per gioco, lievitavo pane sollevando
nuvole bianche di farina sui miei seni.
Tra noi e la siepe, tre spighe di grano.

Tu vivi qui, in fondo al viale, chiuso
nella tua ombra che non cambia direzione.
Hai calpestato il nostro odore
che ancora io cerco dappertutto
e seppellisco matite fra i sassi aspettando
che germoglino parole.

venerdì 26 ottobre 2012

La ragazza che suonava il pianoforte

La ragazza che suonava
il pianoforte
nascose le sue mani
piene di note
in un cespuglio di rovi
e scosse i suoi occhi
al vento di Maestro
che odorava di sale.
Quando cercò
con le nocche graffiate
di seppellire uomini di mais
la ragazza riconobbe
in un seme la spiga
e fu stupore.
E le note,
tutte le note
rotolarono
fra le zolle dure della terra
e diventarono bisbigli
e i tordi dal canneto
levarono alti gridi
oltre i tetti
i muri
l'alloro
e gli uomini di mais
con sguardi bianchi di dei
sfuggirono
alla loro sepoltura.

E le sue dita prensili sul nero dei diesis. 

.

* uomini di mais, da una leggenda Maya.

Il barbone di via Ugo Bassi

I sassi nelle sue tasche hanno suono bianco di confetti e avvolta
nella carta del pane ha la pietra filosofale e la sua strana fantasia.

Quando gli uomini si sono coperti 
di squame, ha avuto paura dei loro piccoli
gelidi occhi di lucertola ed è fuggito per i vicoli 
inseguito dai fiati che ingoiano il suo nome.
Disgusto di sudore e miseria nei suoi stracci.
Odore di brace e bucce d’arancia.

Soffocato d’assenza d’ascolto
divorato da una misteriosa follia
ha chiuso gli occhi per non esserci più.
Aggrappato al suo buio
frantuma rumori, vede il silenzio dei platani
e il canto dei merli. E tutto gli appartiene.

Quando il tramonto si distrugge
nel buio, in un angolo sporco di via Ugo Bassi
nel freddo di labbra spaccate
si ferma, esausto di fuga
e s'addormenta spalancando gli occhi
per vendicarsi della luce.

Poi sparisce in una macchia d’umido nel muro sconnesso.

*

mercoledì 24 ottobre 2012

Io ti sposo ogni giorno

Io ti sposo ogni giorno
quando la tua voce incontra
i miei mattini, nell'alba
che esce dallo stagno e accende
ombre e gracidio di rane.

Un braccio intorno al tempo
e l'altro a trattenerti
e in una vecchia custodia
di violino le parole
che non fermano il tuo passo.

Io so dove non sei
so i tuoi silenzi, e nel buio
che preme sul mio giorno
ti cerco anima e sesso
e tu mi chiami sposa.

Non sono stata mai più bella di così
così disposta a tutto,
anche a svegliarmi.

* 

martedì 16 ottobre 2012

Pianoforte nella nebbia

Hai suonato così forte
in quei giorni diversi
che non ti è bastato il cuore
e l'hai nascosto in un tronco cavo
con le tue mani chiuse come pigne
nel senso d'abbandono della resa.
.
E io ti cerco negli spazi
fra le note, fonde di lacrime,
dove nascondi la malinconia
dei sogni dismessi
e questo rauco guardarti dentro
che non scioglie enigmi.

Nei tuoi accordi tremo il buio
e il suono chiaro della nebbia
rinchiusa nei recinti.
E le tue mani sanno 
l'inclemenza dei giorni
il nascondiglio dello scoiattolo

e lo stupore della margherita.

*

lunedì 15 ottobre 2012

Effetto autunno fondo

Si ferma _ Si ferma il giorno, la rondine,
il battere del sole sulla foglia,
la mano nell'aria _ Si ferma.
Si ferma la notte
che inganna la pena del vivere
e della vana saggezza delle scelte
racconta il dolore _ Si ferma.
Si ferma la voce nel labbro che stringe
parole che non ripeteremo.

Resta solo il fragore delle domande
e questo settembre che indietreggia
nel coraggio dell'autunno.

*